Sala III
- IL PERIODO TRIASSICO
- COME SI FORMA UN’ORMA
- COSA CI RACCONTANO LE ORME?
- COLOPHON
Le rocce triassiche si dividono nel sottostante Conglomerato del Porticciolo, più antico e depositato in condizioni climatiche molto aride, e le soprastanti Arenarie di Cala Viola, più fini e indicatrici di ambienti semi-aridi. Nelle Arenarie l’abbondanza di canali meandriformi, aperti a ventaglio nel passaggio da piana alluvionale a spiaggia, ha permesso la conservazione di concrezioni carbonatiche, mud crack e fossili.
Tra i fossili più comuni vi sono resti di equiseti (Equisetum mougeotii) e gusci di concostraci (Estheria sp.), tracce di radici (rizoliti) e percorsi di invertebrati (Helminthoidichnites, Skolithos, Arenicolites). Rare ma importanti sono le orme di vertebrati come Rhynchosauroides e Rotodactylus, che supportano la presenza di prolacertiformi e dinosauromorfi nel Triassico medio dell’Europa occidentale.
Le orme si formano solo quando un animale cammina su una superficie deformabile, come il fango della riva di un canale.
Torniamo nel Permiano, qualche istante prima che un rettile captorinide lasci un’orma del tipo Merifontichnus.
- passo - il captorinide appoggia il piede nel fango, imprimendo l'orma
- rilascio - il captorinide alza il piede dal terreno; nelle ore successive il fango secca sotto il sole, conservando l'impronta del piede
- riempimento - l'orma viene riempita e ricoperta da un nuovo strato di fango portato dall'acqua del lago, che col tempo si trasformerà in roccia
- fossilizzazione - milioni di anni dopo, l'orma viene ritrovata allo stato fossile come impronta vera e propria, come controimpronta (il suo riempimento) o addirittura sottoimpronta, cioè la lieve traccia impressa nello strato in parte ancora morbido sottostante quello in cui si è formata l'orma vera e propria!
A differenza dello scheletro che rappresenta un animale morto, le orme documentano, proprio come una foto-ricordo, alcuni istanti di vita dell'animale che le ha impresse.
La loro forma ci permette infatti di risalire all'autore e di capire se fosse bipede o quadrupede, come esso appoggiava le zampe per camminare e come le manteneva rispetto al corpo (diritte o flesse ai lati); la distanza dei passi ci dice se l'animale stava camminando (orme ravvicinate) oppure correndo (orme ben distanziate); il numero delle piste ci indica infine se l'animale si spostava da solo o in branco. Non essendoci una testimonianza diretta dell’aspetto dell’organismo che le ha lasciate impresse, le tracce fossili hanno una nomenclatura tutta loro (icnospecie) anche se tramite il confronto con l’anatomia scheletrica di mani e piedi si può arrivare a ipotizzare chi le ha prodotte.
Allestimento a cura di Sardinia Events e Prehistoric Minds in collaborazione con Federico Cartamantiglia (Architetto, Interior design) ed Enrico Manca (Architetto, Interior design)
Hanno collaborato:
Simone Maganuco (paleontologo, allestitore)
Davide Bonadonna (illustratore, modellatore 3D)
Andrea Pirondini (graphic designer)
Fabio Manucci (modellatore e animatore 3D)
Marco Auditore (illustratore)
Antonio Massari (scultore)
Dumitru Bita (artigiano)
Ernesto Panno (scultore)
Ermano Bianchi (scultore)
Pier Giorgio Buffoni (allestitore)
Pietro Alfonso (Funzionario Servizi Culturali e Coord. del progetto di valorizzazione museale)
Pierpaolo Sanna (Funzionario Fondazione Alghero)
Maria Giovanna Fara (Funzionario Fondazione Alghero)
Si ringraziano:
Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro (SABAP SS-NU)
Comune di Alghero - Assessorato alla Cultura
Fondazione Alghero
Dipartimento di Scienze della Terra, Sapienza Università di Roma
Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, Università di Pavia
IIPG, Instituto de Investigación en Paleobiología y Geología (CONICET - UNRN), General Roca, Río Negro, Argentina
Associazione Paleontologica Paleoartistica Italiana (APPI)
